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27 settembre 2016

Perseguitati, cacciati dalle loro terre, uccisi: gli Yazidi sono quasi completamente nelle mani dell'Isis

Pochi mesi fa una commissione d’inchiesta sulla Siria delle Nazioni Unite ha dichiarato che è in atto un vero e proprio genocidio verso il popola yazida, chiedendo che la comunità internazionale si adoperi affinché venga riconosciuto come tale anche dalle leggi internazionali.

di Redazione

Oggi, almeno 3.200 persone, tra cui molte donne e bambini, sono ancora prigionieri della follia jihadista, costrette in schiavitù, obbligate alla conversione forzata o uccise sul posto; molte, per fuggire ai massacri, sono costrette a lasciare le proprie zone di origine - principalmente lo Sinjar, dove furono deportati durante la dittatura di Saddam Hussein.
Qualcuno di loro, a volte, riesce a trovare asilo in Europa: come Nadia Murad, ex schiava sessuale irachena di etnia yazida rapita dai miliziani dell'Isis nel 2014 e oggi impegnata in un’infaticabile attività di sensibilizzazione della comunità internazionale verso la tragedia del suo popolo.
Lo scorso 16 settembre, in occasione della Giornata internazionale della Pace, Nadia è stata nominata Ambasciatrice di Buona Volontà dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC), prima onorificenza assegnata a una vittima dei miliziani del sedicente Stato Islamico.
Un gesto profondamente simbolico, per sensibilizzare tutta la comunità internazionale sulla tragedia degli yazidi: da parte nostra, proprio pochi minuti fa, abbiamo approvato in Aula la mozione per il riconoscimento del eccidio del popolo yazida, con la quale impegniamo il Governo italiano “a promuovere nelle competenti sedi internazionali ogni iniziativa volta al formale riconoscimento di tale genocidio".

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