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05 luglio 2017

Approvata la legge che introduce il reato di tortura, colmato un vuoto normativo di trent'anni

Oggi la Camera ha approvato in via definitiva la legge che introduce il reato di tortura, una norma attesa da trent'anni che colma un vuoto inaccettabile dell’ordinamento italiano. Un vuoto sul quale per anni è stato sollecitato il Parlamento, ed evidenziato dalla Corte europea dei diritti umani che nel 2015 stabilì che il blitz della polizia alla scuola Diaz la notte del 21 luglio 2001, durante il G8 di Genova, dovesse essere qualificato come tortura, condannando il nostro Paese per la violazione dell’articolo 3 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura del 1984.

di Redazione

Arriviamo alla conclusione di un iter molto lungo, considerando come il testo fosse stato licenziato in prima lettura dalla Camera ben due anni fa. La legge oggi approvata mantiene la scelta di configurare il reato di tortura come un reato comune, che si configura nei confronti di chiunque con reiterate violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minorata difesa. Si configura il reato di tortura qualora il fatto sia commesso mediante più condotte oppure se comporta un trattamento (e quindi anche solo una condotta) inumano e degradante per la dignità della persona. Per quel che riguarda il reato proprio del pubblico ufficiale viene introdotta un aggravante ad effetto speciale quando il reato di tortura è commesso da quest’ultimo o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o in violazione dei doveri inerenti alla loro funzione. Viene confermato il divieto di espellere o respingere i migranti quando sussista la fondata ipotesi che nei Paesi di loro provenienza siano sottoposti a tortura, così come il divieto di concedere immunità diplomatica agli stranieri indagati o condannati nei loro Paesi di origine per tortura, nonché il raddoppio del termine di prescrizione, rispetto a quello ordinario. La legge oggi approvata non è quella che avremmo, pienamente, voluto, ma pone fine a un’assenza ormai ingiustificabile: quella della parola tortura all'interno del nostro ordinamento.

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