Continuiamo a rafforzare il nostro sistema di welfare: servizi territoriali più forti e riconoscimento delle professionalità

Lunedì 19 Febbraio 2018 616

#COSEFATTE

La legislatura appena trascorsa ha rimesso in moto il nostro sistema di welfare, destinando ai servizi territoriali cifre mai stanziate prima. Innanzitutto con la messa in sicurezza dei Fondi per le politiche sociali (Fondo nazionale politiche sociali e Fondo per la non autosufficienza).

Il centrodestra del Governo Berlusconi, sostenuto dalla Lega e da tutta la coalizione che oggi si presenta alle elezioni, aveva portato all’azzeramento delle principali fonti di finanziamento a sostegno delle politiche di welfare. In questa legislatura, i Fondi in questione sono stati stabilizzati, per una dotazione annua di 300 milioni per il Fondo nazionale politiche sociali, e di 450 milioni per il Fondo per la non autosufficienza.

L’introduzione del Reddito di Inclusione ha poi determinato una svolta per il nostro sistema di politiche sociali. Per la prima volta nella storia del nostro Paese l’offerta integrata di interventi per il contrasto alla povertà previsti dalla rete territoriale dei servizi è stata definita come livello essenziale delle prestazioni: il primo nel campo del sociale. A tale previsione è conseguito un finanziamento certo per i servizi suddetti. Le norme che hanno introdotto il Reddito di Inclusione infatti hanno stabilito che una quota strutturale di risorse, individuate come Fondo ReI “servizi” (il 15% del Fondo povertà sino al 2019, il 20% a dal 2020 in poi), siano destinate a potenziare il nostro sistema territoriale di welfare: 297 milioni di euro nel 2018, 347 milioni nel 2019, 470 milioni a partire dal 2020. L’investimento più grande mai realizzato sull’infrastruttura sociale del nostro Paese, cui vanno sommate le risorse europee del Pon Inclusione, assegnate per 500 milioni di euro per il triennio 2016-2019 agli ambiti territoriali. Dalla messa in sicurezza dei Fondi nazionali per le politiche sociali, al nuovo Fondo ReI “servizi”, il nostro sistema di interventi e servizi sociali può beneficiare da quest’anno del doppio delle risorse a disposizione negli anni precedenti.

Miglioramento dell’efficienza dei servizi e rafforzamento del personale: sono i temi su cui, personalmente, mi sono più spesa in questa legislatura. A partire dal consolidamento della gestione associata dei servizi sociali: solo una gestione associata dei servizi sociali stabile, con personale non oggetto a continue variazioni, consente una servizi migliori, di maggiore qualità. A tal fine è stata, innanzitutto, introdotta una norma che ha scongiurato la chiusura dei consorzi socio-assistenziali, derogando al vincolo per i Comuni di poter aderire ad un’unica forma associativa per la gestione di servizi e funzioni fondamentali e facendo così salva la possibilità di una loro costituzione ex novo.

Con la Legge di Bilancio 2017, grazie a un emendamento presentato a mia prima firma, è stata chiarita definitivamente la possibilità, per gli enti locali di costituire i consorzi sopra citati, superando una problematica causata da una norma della legge finanziaria del 2010. La legge delega sul contrasto alla povertà e il decreto legislativo attuativo hanno inoltre previsto ulteriori norme per il rafforzamento della gestione associata, attribuendo la facoltà di prevedere meccanismi premiali nella distribuzione delle risorse (anche mediante fondi derivanti dalla programmazione europea) verso quegli ambiti territoriali che abbiano adottato, o adottino, forme di gestione stabili.

Sul rafforzamento del personale dei servizi si è finalmente invertita la rotta. Già con i 500 milioni di fondi europei del Pon inclusione sono stati finanziati per intero progetti triennali di potenziamento dell’organico dei servizi sociali degli ambiti territoriali e con l’avvio, da quest’anno, del Fondo ReI “servizi”, questo percorso di rafforzamento sarà ancora più forte e continuo nel tempo. Contestualmente, le norme sul superamento del precariato introdotte dalla riforma della pubblica amministrazione, nello specifico dal decreto legislativo che integra e modifica il Testo Unico sul pubblico impiego e in particolare dalla circolare applicativa ad esso inerente, consentiranno agli enti locali di avviare percorso di stabilizzazione del personale precario (oltre 50.000 persone): un processo che investirà positivamente anche il settore dei servizi sociali. Infine, grazie all’approvazione di un emendamento presentato a mia prima firma alla legge di bilancio 2018 gli ambiti territoriali potranno assumere assistenti sociali a tempo determinato, per garantire le attività di presa in carico connesse all’attuazione del ReI, in deroga a determinati vincoli assunzionali dettati dal patto di stabilità interno, nel rispetto dei principi del pareggio di bilancio. Un risultato di cui sono molto orgogliosa, perché solo riconoscendo la centralità e l’importanza della professionalità di chi opera nel sociale il nostro sistema di servizi e le nuove misure che abbiamo introdotto (a partire dal ReI) potranno veramente migliorare la vita delle persone.


#VOGLIOFARE

Il percorso intrapreso in questi anni ha tracciato la strada per rilanciare il nostro sistema di welfare: più risorse, più efficienza, riconoscimento della professionalità degli operatori. E il lavoro dei prossimi anni deve potenziare questo cammino, portando a compimento gli sforzi fatti.

Il raddoppio della risorse per il Reddito di Inclusione porta con sé, essendo previsto dalle norme, considerevole aumento dei fondi per il potenziamento dei servizi, la possibilità di ricostruire un’infrastruttura sociale in quei territori che sono più in difficoltà e rafforzarla dove essa, pur funzionando, necessita di nuova linfa per offrire servizi a tutti coloro che hanno diritto a usufruirne, specie riguardo i nuovi bisogni emergenti, dalla casa, alla sanità, alle politiche attive del lavoro. L’obiettivo è costruire veramente una rete di servizi integrati, rafforzando l’organico e la presenza della medicina territoriale, istituendo servizi di welfare abitativo, e continuando il percorso di riforma delle politiche attive del lavoro.

Occorre superare la problematica causata dal Titolo V della Costituzione, che affidando alla competenza esclusiva delle Regioni la materia delle politiche sociali ha portato, di fatto, alla convivenza di 20 sistemi di welfare diversi nel nostro Paese, con squilibri evidenti nella loro efficienza. Valorizzando le migliori esperienze territoriali, deve proseguire l’incentivazione nell’adozione, a livello territoriale, di forme di gestione associata stabile, per assicurare continuità lavorativa a professionalità indispensabili: è l’esperienza e la competenza di chi opera nel welfare che garantisce servizi e diritti fondamentali.

L’impegno è dunque quello di andare avanti nella stabilizzazione di chi opera nel sociale: al crescere delle risorse per il potenziamento dei servizi deve parallelamente corrispondere aumento delle possibilità assunzionali per gli enti locali e per i comuni a livello associato. Riconoscimento dell’importanza di chi lavora nel settore delle politiche sociali significa anche mettere nelle migliori condizioni per svolgere le loro attività i professionisti impegnati nella loro gestione e programmazione, a partire da chi da anni in servizio negli “uffici di piano” è sottoposto a un regime estenuante di precariato, non potendo accedere a forme di stabilizzazione quando la forma di gestione associata prescelta dagli enti locali non gode di autonoma personalità giuridica. Un “ufficio di piano” stabile, con personale qualificato e adeguato ai compiti assegnati, è indispensabile a garantire la funzionalità stessa del sistema di politiche sociali all’interno della governance distrettuale.

Aumentare ancora le risorse per il nostro sistema di welfare, incentivare modelli più efficienti, realizzare politiche integrate e valorizzare il ruolo e la professionalità degli operatori: un programma concreto per rafforzare la nostra infrastruttura sociale e garantire su tutto il territorio una rete di protezione attenta ai bisogni dei cittadini, specie quelli più in difficoltà.