Reddito di inclusione, non solo un sussidio ma pieno sostegno ai nuclei familiari

Venerdì 15 Luglio 2016 171

Si chiamerà reddito di inclusione la nuova misura nazionale di contrasto alla povertà, come previsto da un emendamento al ddl povertà presentato dal Partito Democratico.

Vogliamo ribadire il forte legame che la misura introdotta dal ddl povertà mantiene con la fondamentale legge n. 328 del 2000 nel sostenere le persone in condizione di povertà, non solo con un sussidio economico, ma attraverso progetti personalizzati di inclusione lavorativa e sociale, realizzati dalla rete territoriale dei servizi. Proprio per raggiungere questo obiettivo il disegno di legge ha previsto, oltre alle risorse del Fondo istituito con la legge di stabilità, apposito stanziamento di risorse derivanti dai Fondi europei, che sarà destinato al rafforzamento dei servizi dei comuni e degli ambiti territoriali. Saranno incentivate inoltre modalità stabili di gestione associata dei servizi sociali, consentendo agli enti locali di compiere scelte più efficienti.
L'accusa rivolta al Partito Democratico dal M5S di aver copiato la loro proposta di reddito di cittadinanza fa sorridere. Basterebbe dedicare almeno qualche ora di tempo allo studio (anche solo di un breve compendio) di tutte le misure di contrasto alla povertà esistenti in Europa e dei recenti percorsi attuati nel nostro Paese: dalla commissione Onofri da cui è scaturita la sperimentazione del 1998, alle previsioni della legge 328/2000, per arrivare infine alle misure delle Regioni e alle tante proposte di legge depositate in questa e nelle passate legislature. Si potrebbe così capire facilmente non solo la distanza delle misure esistenti in tutto il mondo dall'idea di un reddito di cittadinanza uguale per tutti, ma anche dalla soglia proposta in realtà dal M5S nella sua proposta di legge. Mentre è chiara la giusta direzione intrapresa, con il ddl oggi approvato, verso la costruzione di una vera misura di reddito di inclusione. D’altro canto, se il M5S introduce a Livorno, utilizzando risorse già destinate al contrasto alla povertà, un sussidio comunale ribattezzandolo "reddito di cittadinanza", come se fosse rivolto indistintamente a tutti i residenti nel comune – cosa assolutamente distante dalla realtà, come ben sanno i cittadini livornesi – capisco che si sia raggiunto un livello di confusione davvero elevato. Invito di nuovo a guardare con interesse al quadro europeo e alle esperienze esistenti, per evitare che un eccesso di propaganda, finisca per dar prova solo di un eccesso di ignoranza.