Diritti
10 aprile 2015

Reato di tortura, l'ok della Camera. Un passo avanti verso la fine di una vergogna tutta italiana.

Con l’approvazione di ieri alla Camera della legge che introduce nel nostro ordinamento il reato di tortura si compie un passo avanti per sanare una ferita profonda del nostro Paese. Con questa votazione la legge torna al Senato per la sua approvazione definitiva, che tutti auspichiamo avvenga al più presto, per colmare una delle più odiose lacune del nostro sistema penale.

di Redazione

La legge approvata ieri sera con alcune importanti modifiche prevede che chiunque torturi una persona, ovvero cagioni intenzionalmente, con violenza o minaccia, acute sofferenze fisiche o psichiche, sia severamente punito con una pena da 4 a 10 anni. Specifiche e pesanti aggravanti sono state previste qualora il reato venga compiuto abusando della qualifica di pubblico ufficiale o vengano causate lesioni gravi, gravissime fino a giungere alla morte della vittima.

E'stato introdotto il divieto di espellere o respingere i migranti quando sussista la fondata ipotesi che nei Paesi di loro provenienza siano sottoposti a tortura, così come il divieto di concedere immunità diplomatica agli stranieri indagati o condannati nei loro Paesi di origine per tortura.

Il termine di prescrizione è stato raddoppiato rispetto a quello ordinario, passando a venti anni. Punita è anche l’istigazione a commettere tortura commessa da pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio.

Una legge volta a mettere fine alla vergogna tutta italiana che ci vede come unico Paese occidentale a non prevedere tale fattispecie. A pochi giorni dalla Condanna della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sugli orribili fatti della scuola Diaz, in larghissima parte rimasti impuniti proprio per l’assenza nel nostro ordinamento del reato di tortura, il Parlamento aveva il dovere di dare un segnale, una risposta concreta.

Con la votazione di ieri sera la legge torna al Senato per la sua approvazione definitiva, che tutti auspichiamo avvenga al più presto, per colmare una delle più odiose lacune del nostro sistema penale.

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